A voi guerrieri che aggredite, subite o sfiorate la vita e vi sentite affaticati...Ristorate il vostro animo e recuperate le forze, la battaglia riprenderà ...
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Ben *loading* guerrieri si sono ristorati qui.
Venne la notte di quel primo giorno -
grata che la terribile prova
fosse superata
chiesi all'anima di cantare.
Mi rispose che le corde s'erano spezzate -
in frantumi l'archetto.
Per ripararlo
dovetti lavorare fino al giorno dopo.
E poi - arrivò un giorno immenso come due ieri
e riversò il suo orrore
sul mio viso - fino a velarmi
gli occhi.
La mia mente cominciò a ridere.
Balbettai - come una folle -
e benché fosse un anno fa - da quel giorno
la mia mente continua a sghignazzare.
E - cosa strana - nell'intimo -
quella che ero - e quella che sono -
non sono più le stesse.
Che sia questa la follia?
(Emily Dickinson, Poesie, Grandi Tascabili Economici Newton)
AUGURI DI
BUON COMPLEANNO
ALLA MIA PRINCIPESSA
CHE AMA TANTO IL ROSA.






Estate
(Cesare Pavese)
C'è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell'erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un'erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d'aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.
Questo blog compie due anni. Ringrazio come sempre tutti i gentili lettori, commentatori e membri di questo spazio virtuale per la piacevole compagnia che offrono. Spero che questa condivisione duri ancora a lungo.
Un abbraccio a tutti
Meglio vivrai, Licinio, non spingendoti
sempre al largo e neppure rasentando
troppo la costa infida, se, prudente,
sfuggi i marosi.
Chi predilige il giusto mezzo sdegna
sia lo squallore di un sordido tetto
sia lo splendore di una reggia, sobrio
quale si mostra.
Più spesso è il grande pino che squassato
viene dai venti, le alte torri cadono
con maggior danno e il fulmine colpisce
le somme vette.
Chi è pronto a tutto, nella mala sorte
ne spera una diversa e nella buona
la teme. Giove gli sgraditi inverni
riporta e toglie.
Se ti va male oggi ti andrà bene
domani: a volte con la cetra Apollo
desta la muta poesia, né sempre
distende l'arco.
Mostrati dunque coraggioso e forte
nell'avverso destino e, saggiamente,
se il vento gonfia troppo le tue vele,
tirale giù.
(Quinto Orazio Flacco, Ode X Libro secondo, tratta da Tutte le opere, Grandi Tascabili Economici Newton)

Fernando Botero, La Cama.
Immagine tratta da: http://www.globalgallery.com/enlarge/005-13910/
INNO ALLA CELLULITE
Oh incanto della cicciona
Gamba di grandezza elefantina
Che al grasso si abbandona
Oh maestà divina
Della coscia avvolta in gelatina
…Evviva le adipose
adoratrici dello sforzo nullo
che lasciano le odiose
fatiche al mulo
e mangiano tutto ciò che ingrossa il culo.
Enrique Serna
Invidia : aniles superstiotiones
Le Metamorfosi Libro II
Publio Ovidio Nasone
Traduzione di Giovanni Andrea dell'Anguillara (1563)
I secolo a.C.
"Già duro ha il petto, e 'l rispirar vitale
Le toglie il troppo in su' cresciuto sasso,
Non provò di parlar, ne fece male,
Però, che chiuso havria trovato il passo.
La pietra tanto in su crescendo sale,
Che fa ne l'alto quel che fe nel basso.
La nera mente sua nera anchor fece
La nova statua, come inchiostro, ò pece.
Quell'atto, quel dolore, e quello affanno,
C'hebbe volendo alzarsi, in lei sì vede,
E pontando le man sopra il suo scanno,
Mostra un gran sforzo per levarsi in piede,
Ma come havesse ivi inchiodato il panno,
Par, che non possa alzarsi da la sede,
E sì ben quella statua il tutto esprime,
Che non vi ponno aggiunger le mie rime".
Divina Commedia Canto XIV vv. 139-151
Dante Alighieri
"Io sono Aglauro che divenni sasso";
e allor, per ristrignermi al poeta,
in destro feci, e non innanzi, il passo.
Già era l'aura d'ogne parte queta;
ed el mi disse: "Quel fu 'l duro camo
che dovria l'uom tener dentro a sua meta.
Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo
de l'antico avversaro a sé vi tira;
e però poco val freno o richiamo.
Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira,
mostrandovi le sue bellezze etterne,
e l'occhio vostro pur a terra mira;
onde vi batte chi tutto discerne".
Lettera di S.Paolo ai Corinzi, 1Cor 12, 31b.14
..."Non è invidiosa la carità..."
...A tutti coloro che non riescono a gioire dei successi altrui!
http://www.riflessioni.it/testi_canzoni/frank_sinatra.htm
Quando, o Lidia, di Telefo
lodi il collo rosato e le sue ceree
braccia, ahimè, per l'invidia
gonfio d'ostica bile arde il mio fegato.
La mia mente si ottenebra,
impallidisco e il pianto giù mi scivola
per la guance, svelandomi
quanto sia lento il fuoco che mi logora.
Brucio, quando t'insozzano
le vinolente risse il collo candido,
e quando, ebbro, un giovane
stampa sulle tue labbra un segno memore.
Non sperare perpetuo
l'amore di chi, barbaro, contamina
i baci tuoi che Venere
insaporì col meglio del suo nettare.
Mille volte invidiabili
quelli uniti da un nodo indissolubile,
che un quieto amore illumini
sino a che cesserà l'ultimo palpito.
(Quinto Orazio Flacco, Ode XIII da Tutte le opere, Grandi Tascabili Economici Newton)
"Sono i sentimenti assurdi, le emozioni più intense, a fare più male - l'ansia di cose impossibili, proprio perché impossibili, la nostalgia di quello che non è mai stato, il desiderio di ciò che sarebbe potuto essere, la tristezza di non essere un altro, l'insoddisfazione dell'esistenza del mondo. Tutti questi mezzi toni della coscienza dell'anima creano in noi un paesaggio dolente, un eterno tramonto di ciò che siamo. Sentire noi stessi diventa allora un campo deserto che si oscura, con tristi giunchi sulle rive di un fiume senza barche, che nereggiano nitidamente fra i margini distanti [...]".
(Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, Grandi Tascabili Economici Newton)