A voi guerrieri che aggredite, subite o sfiorate la vita e vi sentite affaticati...Ristorate il vostro animo e recuperate le forze, la battaglia riprenderà ...
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Ben *loading* guerrieri si sono ristorati qui.
(…) “Il simbolo è sempre un prodotto di natura assai complessa, poiché si compone dei dati e di tutte le funzioni psichiche. Per conseguenza esso non è né di natura razionale né irrazionale.” [1] In altre parole esso attiva l’intero essere umano e costituisce il ponte che collega i diversi territori della psiche. E’, sostiene Jung, l’unificatore degli opposti, un mezzo capace di esprimere quelle possibilità di sviluppo (intuizione) che non hanno altre opportunità di manifestarsi.
Il simbolo è vivo finché è pregno di significato, possiede ulteriori risorse di trasformazione sia dell’individuo sia della coscienza collettiva. Quando tale carica si esaurisce perché ha manifestato tutte le sue innumerevoli funzioni, il simbolo muore e decade a mero “segno” e di esso non rimane che il valore storico. (…)
(…) l’incapacità di accedere alla dimensione simbolica dell’esperienza impedisce il progresso del pensiero e delle facoltà creative. Le equazioni simboliche possono lo stesso irrompere nell’arte ma “gli artisti in special modo, quando sono artisti riusciti, combinano un’enorme capacità di usare simbolicamente il materiale per esprimere le loro fantasie inconsce con un senso estremamente acuto delle caratteristiche reali del materiale che usano. Senza quest’ultima capacità, riuscirebbe loro impossibile servirsi efficacemente di esso per comunicare il significato simbolico cui vogliono dar corpo.”[2] Insomma, nell’attività artistica si tratta di saper contenere gli aspetti primitivi dell’attività psichica, compresi quelli che
(Giuseppe Pansini, Il cavallo di Ulisse. Tra Freud e Jung un progetto per la psicologia dell’arte, Franco Angeli, Milano 2000, pp.132-133.)
[1] C. G. Jung, Tipi psicologici, in “Opere”, vol. VI, Boringhieri, Torino 1981, pag. 488.
[2] H. Segal, Sogno, fantasia e arte, raffaello Cortina ed., Milano 1991, pag.49.
Altra vignetta di PV per cominciare la giornata col sorriso. Non so se i ragazzi si esprimano così durante un'interrogazione ma questo scambio di battute mi fa ridere..."No-end"...Ho pensato a tutti i docenti di lettere. 
Il sito di pv lo trovate tra i link a sinistra, come sempre.
"(...) Helmer: E potresti anche spiegarmi in che modo ho perduto il tuo amore?
Nora: Sì, te lo spiego. E' stato questa sera quando il miracolo non è accaduto. Allora mi sono accorta che non sei l'uomo che credevo.
H.: Sii più precisa. Non ti capisco.
N.: Per otto anni ho aspettato pazientemente, poiché, mio Dio, capivo anch'io che il miracolo non può accadere tutti i giorni. Poi mi piombò addosso la rovina; e allora ero incrollabilmente convinta che il miracolo sarebbe accaduto. Quando c'era là fuori la lettera di Krogstad...non pensai nemmeno un istante che tu potessi accettare le condizioni di costui. Ero fermamente persuasa che gli avresti obiettato: fallo pure sapere al mondo intero! E dopo di ciò...
H.: Ebbene? Se avessi esposto mia moglie alla vergogna e all'ignominia?...
N.: In questo caso, così credevo fermissimamente, ti saresti fatto avanti caricando tutto sulle tue spalle e dicendo: il colpevole sono io.
H.: Nora!
N.: Credi che avrei mai accettato da te un simile sacrificio? No, beninteso. Ma a cosa sarebbero valse le mie assicurazioni di fronte alle tue? Questo era il miracolo che speravo con angoscia e ansietà. E per impedirlo mi sarei tolta la vita.
H.: Nora, con gioia lavorerei giorno e notte per te, sopporterei dolori e preoccupazioni. Ma nessuno sacrifica il suo onore per coloro che ama!
N.: Lo hanno fatto centomila donne!
H.:Ahimè, tu pensi e parli come una bambina irragionevole.
N.: Può darsi. Ma tu, tu non pensi né parli come colui al quale potrei unirmi. Quando fu placata la tua angoscia non per ciò che minacciava me, ma per ciò che avrebbe potuto colpire te, quando ogni pericolo fu passato...facesti come se non fosse successo niente...Come sempre ridiventai la lodoletta, la tua bambola che intendevi portare in palma di mano con raddoppiata cautela perchè era tanto debole e fragile. Torvald, in quel momento ho avuto l'intuizione di aver abitato qui otto anni con un estraneo e di aver avuto con lui tre figlioli. Oh, non ci devo pensare! Mi farei a brani."
(H. Ibsen, Casa di bambola, trad. di Ervino Pocar, Oscar Classici Mondadori)

Posto una vignetta del bravo PV che io trovo amara ma efficace. E' stata presa dal blog del vignettista al link http://unavignetta.splinder.com/post/16024240/Tempo+determinato
1 Chi mette il piè su l'amorosa pania,
cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale;
che non è in somma amor, se non insania,
a giudizio de' savi universale:
e se ben come Orlando ognun non smania,
suo furor mostra a qualch'altro segnale.
E quale è di pazzia segno più espresso
che, per altri voler, perder se stesso?
2 Vari gli effetti son, ma la pazzia
è tutt'una però, che li fa uscire.
Gli è come una gran selva, ove la via
conviene a forza, a chi vi va, fallire:
chi su, chi giù, chi qua, chi là travia.
Per concludere in somma, io vi vo' dire:
a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena,
si convengono i ceppi e la catena.
3 Ben mi si potria dir: - Frate, tu vai
l'altrui mostrando, e non vedi il tuo fallo. -
Io vi rispondo che comprendo assai,
or che di mente ho lucido intervallo;
ed ho gran cura (e spero farlo ormai)
di riposarmi e d'uscir fuor di ballo:
ma tosto far, come vorrei, nol posso;
che 'l male è penetrato infin all'osso.
(Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, canto XXIV, 1-3)